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Storie dei MasterProf italiani
Domenico
Aprile
Domenico Aprile "Insegno perchè adoro il contatto con i ragazzi, i loro occhi, che da annoiati e indifferenti, si illuminano e cominciano ad essere indagatori come le loro domande."
Ordine di scuola Superiori Materia disciplina Informatica Regione Puglia

Pratiche educative innovative
A suo parere, una delle caratteristiche negative della scuola italiana è la volontà di sopprimere creatività e cooperazione. Sono due competenze (life skills) che sono essenziali per lavorare in un contesto moderno. Nella pratica scolastica, perciò, Domenico utilizza spesso il coworking facendo lavorare gli alunni in gruppo, al fine di sviluppare attività didattico-educative non solo basate sui contenuti ma su altre meta-competenze: team building, leadership, problem solving, creative thinking. Così, l'utilizzo di un linguaggio di programmazione e/o di uno strumento di lavoro (Arduino/Lego/Scratch/DEV/LIM/Smartphone e/o tablet), diventano soltanto un mezzo con il quale raggiungere il fine: la crescita personale (consapevolezza di sé, delle proprie abilità e dei propri limiti) da parte degli alunni.

Contributo all'apertura mentale degli studenti
Il primo giorno di scuola non è facile per i suoi studenti: si aspettano un docente che arriva in classe e inizi a spiegare. Domenico, invece, si siede sulla cattedra (e loro sui banchi) e fa un giro di domande: chi sei, da dove vieni, perché sei iscritto in questa scuola, come ti vedi tra 5 anni. Le ultime due li mandano fuori giri. Perché solo pochi ammettono la verità ("sono iscritto qui perché c'è il mio amico/a"; "perché i miei genitori mi hanno consigliato così"). E quasi nessuno sa rispondere all'ultima. A parte Giovanni, un ragazzino di primo Liceo che gli ha risposto "Studierò Fisica, poiché farò il fisico teorico". Pochi hanno le idee così chiare. Ma, di certo, ciascuno di loro è una persona. Con le proprie caratteristiche e peculiarità. E differenze. Per questo individua un "tema d'anno", un progetto didattico e li fa lavorare in gruppo. Imparano che le differenze arricchiscono.

Istruzione accessibile
Questa è la parte più difficile. Poiché di strumenti a disposizione ce ne sono pochi. Spesso, acquista strumentazione e servizi on line che possano servire ai suoi studenti, perle loro attività. Non si chiede se hanno i soldi per farlo. Se può, lo fa. Loro fanno il resto. "Prof, guardi a cosa mi serviva il servomotore!"

Contributo nel rendere gli studenti partecipi alla crescita del territorio
Domenico coinvolge spesso gli studenti in attività extracurricolari. Ritiene che temi quali l'Agenda Digitale Italiana, l'Internet of Things, il fenomeno dei Makers, non possano restare estranei alla didattica e, più in generale, alla scuola. L'anno scorso ha invitato degli studenti al TEDx tenutosi a Lecce, dove si parlava di futuro e innovazione. Sono rimasti entusiasti a sentir parlare di futuro e speranze, sogni. L'anno scorso, ad Ostuni, gli studenti sono stati coinvolti in un processo di ideazione, progettazione e realizzazione di un Innovation Summer Camp (http://liceopepe.wix.com/innovationsummercamp): un'esperienza aperta alla città, durante la quale gli studenti hanno sviluppato laboratori aperti alla cittadinanza in uno spazio urbano. Un laboratorio di ricerca, produzione di materiali di apprendimento in linea con gli obiettivi di Europa 2020 e Agenda Digitale e sperimentazione sulle nuove tecnologie.

Valorizzazione della "professione docente"
Ha sempre pensato che non può "morire di scuola". Non di "questa" scuola, almeno. Quella, dei banchi e cattedra in formica, disposti sempre allo stesso modo. Quella dello "studia che ti interrogo". Quella del "questo non è previsto dal programma ministeriale". Da 10 anni circa, fa parte di un movimento spontaneo (CIPNA) di docenti, nato nel 2003, mentre si discuteva dell'approvazione di percorsi abilitanti (www.cipna.it). Ad oggi, il movimento è un forum di docenti che si scambiano idee, impressioni, suggerimenti sulla scuola e non solo. Pubblica spesso articoli sul blog www.coderschoolitalia.it, con cadenza settimanale. Fa parte dell'Associazione Digital Champions Italia, creata da Riccardo Luna, Digital Champion Italiano. E' attivo sui social che utilizza tanto per veicolare il suo pensiero ma, anche e soprattutto, come strumento di lavoro, anche in classe ed interclasse, cercando di sfruttare al meglio gli strumenti che gli studenti utilizzano già di loro: perché demonizzarli?

Premi e riconoscimenti
La segnalazione ricevuta per MasterProf è la prima "ufficiale" che riceve. La missione dell'insegnante è, tuttavia, bella quanto difficile. Nonché, purtroppo, sottovalutata e svalutata. Ciò che lo spinge a dare sempre quel qualcosa in più è l'affetto e la stima dei ragazzi, dei "suoi" studenti. Senza di loro, la scuola non esisterebbe, poiché non avrebbe ragion d'essere. Da sempre cerca di apportare qualche novità in ambito didattico e, da un paio d'anni a questa parte, in particolare, ha avuto l'onore di portare i ragazzi a partecipare a gare e manifestazioni quali la RomeCup (edizioni 2014 e 2015), eccellenza della robotica, e MakerFaire Rome2014, la più grande fiera dell'innovazione al mondo, edizione europea. Domenico inoltre è stato individuato referente dell'Associazione Digital Champions Italia per il comune di Caprarica di Lecce.

Ulteriori considerazioni
"Il buon insegnamento è per un quarto preparazione e per tre quarti teatro" (Galileo). Domenico crede che ci sia molta verità in questa affermazione. Lo stabilire un contatto con gli studenti è fondamentale per una didattica inclusiva e partecipata. La fase di "connessione" (il "teatro" cui fa riferimento Galileo) è quella più importante: meglio "perdere" un po' di tempo a stabilire un contatto empatico, a guardarsi negli occhi, a scambiare qualche battuta. Poi, tutto il resto viene da se. Ed è tutto più facile. E più bello.

Io insegno perchè...
«Potrei rispondere "per caso". E non sarebbe del tutto una bugia, ma non sarebbe la verità. Con gli anni ho scoperto di avere il "sacro fuoco della didattica". Adoro il contatto con i ragazzi, i loro occhi che da annoiati e indifferenti si illuminano e cominciano ad essere indagatori come le loro domande: abbiamo bisogno l'uno degli altri. Ed allora, insegno perché? Lo faccio dire ad una studentessa. Una speciale. "Stasera finalmente ho un umore diverso. Quanto avevo bisogno di un pomeriggio così! Dello stare tutti insieme, del sentire una sua lezione, di sentire i suoi insegnamenti, di vedere, vivere e respirare un'altra scuola. Non voglio tornare indietro. Quanto avevo bisogno di sognare un po', di riempire ancora una volta i polmoni di quell'aria che mi manca in modo indescrivibile. Lei è la solita sicurezza, la solita medicina del mal di scuola." Io riesco davvero a suscitare tutto questo? Se anche ci riuscissi, davvero, in minima parte, allora potrei dire di avere un posto nel mondo!»

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